Sin da piccolo la musica ha acceso in me un moto vitale; seguivo
ritmi e melodie con corpo e voce, ma all'età di 12 anni,
durante una gita scolastica a Portofino, mi resi conto del valore
comunicativo della musica ed in particolare attraverso lo strumento
chitarra...
Decisi di imparare a strimpellare quasi per gioco questo affascinante
strumento. Da autodidatta, procurandomi libercoli da principiante
e tanti consigli da amici un po' più avanti di me nel
praticare tale passione, imparai ad accompagnare le canzoni
del momento. La mia indole mai paga mi indusse ad approfondire
lo studio e, sempre hobbisticamente, mi iscrissi ad un corso
popolare di chitarra classica. Intanto sperimentavo il suonare
in gruppi di musica moderna con la chitarra elettrica, musica
pop degli anni 70 musica da ballo e di intrattenimento.
La vita come sempre mi mise di fronte a delle scelte: a 19 anni,
mentre mi diplomavo in telecomunicazioni, cominciai a perdere
la vista... provai la fatica di ricominciare a vivere in un
altro modo. Da non vedente le possibilità professionali
si riducono notevolmente; cominciai a lavorare come centralinista
cieco, ma la chitarra aveva sempre più importanza nella
mia vita e attraverso conoscenze fortuite di altri chitarristi
contattai il maestro giapponese H. Kakinuma, un concertista
allievo e collaboratore del celebre N. Yepez. Nel primo incontro
col maestro, alla sua domanda "Lei vuole studiare la chitarra
classica per hobby o per professione?" - spiazzandolo -
risposi: "Maestro, voglio studiare per hobby, ma come un
professionista".
Così cominciarono gli anni di un appassionante sacrificio:
levatacce per studiare prima del lavoro quotidiano. In quel
periodo la mia vista residua mi permetteva, se pur con enormi
sforzi, di leggere la musica in nero, poi - nel '81 - anche
quel piccolo residuo visivo mi abbandonò ma, senza perdermi
nella disperazione (sempre in agguato!), mi rivolsi all'Associazione
dell'Unione
Italiana dei Ciechi per essere orientato nel continuare
lo studio della chitarra. Fui letteralmente scoraggiato: esisteva
un solo metodo in braille e mi presentarono tutte le difficoltà
dello studio della musica da non vedente. Non che avessero torto,
ma l'indole "testarda", il profumo della sfida e la
mia passione per la chitarra mi spronarono a continuare.
Imparai la musica in braille e con l'aiuto di compagni di studio
cominciai a trascrivermi le partiture che mi necessitavano.
Stanco del lavoro da centralinista e cercando di realizzare
la mia esistenza in modo più creativo, da sempre appassionato
allo studio della vita ed alle sue diverse interpretazioni dall'oriente
all'occidente, mi iscrissi alla Facoltà di Filosofia
di Torino; mi scoprii più appassionato dal vivere la
vita che dalla sua speculazione introspettiva, per cui decisi
di dare un fine più pratico alla mia passione chitarristica.
Nell'83 mi iscrissi al Conservatorio di Novara e, sotto la guida
del maestro Dell'Ara e nell'ultimo anno del maestro Bertone,
mi diplomai nell'87 alla veneranda età di 30 anni. Quando
entrai in Conservatorio ero già innamorato della chitarra
a dieci corde, detto anche decacordo - strumento che avevo conosciuto
durante gli anni passati sotto la guida del maestro Kakinuma
- dico innamorato di questo particolare tipo di chitarra perché
il suo suono pieno e carico di armonici mi ha letteralmente
aperto il cuore. Da allora non l'ho più abbandonata e
mi dà sempre le stesse sconvolgenti emozioni...
Cosa ho fatto professionalmente lo troverete sul curriculum
vitae. I miei impegni, sempre portati avanti con estrema
passione sono l'insegnamento in Conservatorio,
dove posso trasmetter l'amore per la chitarra ai miei allievi,
suonare pubblicamente per poter condividere con la persone le
emozioni che la musica mi procura, e stimolare la pratica e
lo studio della musica per quelli che come me che devono rivolgere
il proprio sguardo verso il loro mondo interiore, non potendo
più apprezzare - almeno visivamente - le meraviglie del
mondo fuori di noi.
Il mio amore per la vita non riesce ad esprimersi solo con la
musica e con la chitarra che, se pur importante, è e
sarà sempre e solo uno strumento di comunicazione. Amo
i miei splendidi figli, la meravigliosa donna della mia vita,
i miei cari amici; amo la natura , la buona tavola sempre condivisa
con le persone care, il nuoto, gli scacchi, e sono affascinato
dal modo artistico di interpretare ogni aspetto dell'esistenza.