immagine di Paolo Garganese mentre suona la sua chitarra a dieci corde
motto del sito: il decacordo e un po' di me
home page
curriculum vitae
concerti e news
un po' di me
media
links
contatti
titolo della pagina: il decacordo

Notizie sull'origine e lo sviluppo della chitarra a dieci corde
vedi anche Chitarre particolari

Il termine "decacordo" è stato coniato, presumibilmente per la prima volta, dal chitarrista e compositore Ferdinando Carulli (1770-1841) quando nel 1826 dava alle stampe il suo "Méthode complete pour le decacorde nouvelle guitare". Egli scrive, infatti: "J'ai donné le nom de decacorde à cette nouvelle Guitare, parcequ'elle a dix corde. De ce dix cordes, il y en a cinq que l'on doigte et cinq que l'on pince a vide, savoir: les trois premieres sont en bovaux; le sept autres sont fileés. Pour que l'Eleve puise distinguer facilment les notes a vide, j'ai fait filer l'UT, le MI, le SOL, le RE avec un trait argenté e le gros RE, FA, LA avec un trait doré".
Questo tipo di chitarra nasce dalla fantasia di Ferdinando Carulli in collaborazione con René-Francois Lacote, uno dei maggiori liutai francesi: "J'ai immaginé de faire construire des Guitares a dix cordes dont cinq seulmente se digtent et le cinq autres renies a deux de celles que l'on doigte, formant sept notes de bass a vide".
Questo strumento, che non troverà seguito, era nato soprattutto dall'esigenza di accompagnare il canto e possedeva due grandi vantaggi: "[...] les accord deviennent extremement facile, attendu qu'on n'a besoin d'employer qu'un on deux doigts, très rarement trois et presque jamais quatre [...]" ed in più il maggior numero di bassi rendeva l'accompagnamento più armonioso e sostenuto. Per contro poteva altresì essere eseguita "la plus grande partie de morceaux composés pour la Guitare ordinaire" seguendo alcune regole inserite alla fine del metodo.

Il tentativo promosso da Carulli non fu certo il primo né l'ultimo nello sviluppo della storia dello strumento.
"Fin dal XVIII sec. coesistevano in occindente molti tipi di strumenti a pizzico, tutti compresi sotto la denominazione "chitarre". Erano strumenti a 5 cori doppi, a 5 corde singole, a 6 cori doppi, a 6 corde singole. Esistevano anche chiarre a 7-8-9-10 e anche a 12 corde singole.Le corde erano a volte di budello, altre di metallo; anche le forme dei singoli strumenti erano diverse ed essi potevano essere suonati indifferentemente con un plettro o con le dita o con le unghie".
Matany Ophee ci dipinge una situazione non dissimile dal panorama moderno. Sicuramente la chitarra - e molto più di altri strumenti - ha subito nel corso della storia grossi cambiamenti volti a migliorare e perfezionare le sue caratteristiche timbriche e sonore. Proprio a questo scopo, quando sembrava ormai primeggiare la chitarra a 6 corde singole, numerosi chitarristi con la complicità dei maestri liutai iniziarono a richiedere una gran varietà di modelli.

La chitarra a dieci corde
La moderna chitarra a dieci corde nasce, com'era già accaduto per tutte le sperimentazioni, dall'ossessione di arricchire il suono della chitarra.
José III Ramirez (1922-1994) studiando la "viola d'amore", una sorta di viola alto "da braccio" che si suonava sulla spalla con l'archetto fornita di 7 corde melodiche di budello e 7 corde simpatiche passanti sotto il cordiere ed attraverso il ponticello, decise di applicare questo sistema alla chitarra. José inserì due ponticelli sopra e sotto la tavola in cui correvano le altre sei corde simpatiche, attraverso il manico cavo: "Ne nacque una chitarra a dodici corde. Segovia provò il primo prototipo, elogiandone il suono, ma al tempo stesso scovandone il difetto: l'impossibilità di controllare la durata dei suoni delle corde interne".
Una soluzione a questo problema venne ricercata insieme al chitarrista spagnolo Narciso Yepez. Yepez chiese a Josè di porre le altre corde esternamente, per avere la possibilità di smorzarle con la mano destra. Così ebbe origine la prima chitarra a dieci corde di Josè Ramirez.
Il nuovo strumento ebbe così quattro bassi diatonici aggiunti alle sei corde normali, che all'argano l'estensione dello strumento nel grave e ne aumentano le risonanze per simpatia. "Le chitarra con bordoni del passato avevano problemi di stabilità nel manico, perchè i bassi, che non potevano passare sulla tastiera, erano fissati su prolungamenti laterali per avere un diapason maggiore; la chitarra a dieci corde si avantaggia della qualità del nylon, che consente di avere bassi dalla sonorità accettabile senza bisogno di allungare il diapason, e ha tutte le corde sulla tastiera; questo conferisce maggior stabilità al manico e alla paletta e permette di tastare anche le corde dopo la sesta".
Quest'innovazione scatenò l'entusiasmo di molti critici musicali, stupiti dalla nuova, più ricca sonorità che lo strumento trasmetteva: "La quantitè des nuances de tonalites qu'il arrive à faire ressortir de son instrument peu commun est inépuisable: un guitare à 10 cordes!
Quatre cordes de basse supplementaires elargissent non seulment le champ en direction d'une basse maximum, mais produissent aussi un effect de résonance sur les hautes et offrent la possibilitè de créez un "background" rèssonant-faits que nous connaissons dans le cas du luth. Quelle énorme évolution a suivi la guitare à la résonance minime (Tinctoris) jusq'à l'instrument employè dans les concerts du XX siècle! Quelle evolution dans la musique pour guitare depuis l'accompagnement insignifiant au point de vue artistique des chansons (Pretorius: "inconséquent") et dans le jeu simple des mouvements de danse jusqu'à la diversité dans les voix et les sonorités compositions contemporaines".
Ancora merito di N. Yepez è l'aver sperimentato una particolare accordatura, detta "moderna", che finì con l'incantare molti compositori a lui contemporanei che scrissero musica per questo interessante strumento. Anche se la figura di N. Yepez è stata più volte discussa e ridimensionataè doveroso ammettere che se esiste musica contemporanea, anche di altissimo livello, per la chitarra a dieci corde è merito della sua intraprendenza e passione verso questa strumento.
L'esiguo numero di decacordisti, ancora oggi, ha fatto sì che la storia di questo particolare strumento fosse spessissimamente trascurata anche da insigni storici della chitarra. E' pertanto assai difficoltoso recuperare scritti e testimonianze su questo strumento. Mi limiterò a citare alcuni esempi di musica scritta per Dieci Corde, proponendomi di proseguire il lavoro di ricerca soprattutto in questa direzione.

Antonio Ruiz-Pipò (1934), residente parigino, ma visceralmente spagnolo, non ha mai scritto specificamente per la chitarra a dieci corde. Come dichiara egli stesso in una intervista6, fu proprio N. Yepez a spingerlo a scrivere per la chitarra, ed il chitarrista, eseguendo le sue composizione non risparmiava l'uso dei bassi, per sottolinearne i "coloriti riverberi".

I brani di Maurice Ohana (1914) sono forse i più "antichi" del repertorio per Dieci Corde. Cittadino francese è però ben inseribile tra gli autori spagnoli per il suo ideale legame con la figura di Manuel de Falla, in campo musicale altissimo e rigoroso modello. Scrive Gilardino: "Ohana ricerca nella sua musica un equilibriotra libertà espressiva e riconoscibile solidità formale: non si dà, in questo ricercato equilibrio, il rischio di sterili artifici, anzi, le composizioni di Ohana traboccano di una determinazione rovente che, fin dal primo ascolto, ne impone la tesa tesa drammaticità come per forza di un potere ipnotico". Ohana ha scritto per il Decacordo una suite in sette pezzi intitolata Si le jour parait... del 1963; il Tiento (1957) che, già dal titolo collegato all'antica forma polifonica spagnola, nasconde il fine legame con il tema della Follia attraverso astruse ma affascinanti distorsioni, per poi trasportarsi in un ritmo di danza gitana, ed il più recente Cadran lunaire.

Di notevole importanza è ancora l'unica composizione dedicata alla chitarra a dieci corde da Bruno Maderna (1920-1973). Composta nel 1972 prende spunto da una lirica di Garcia Lorca: Y después.
Si tratta di frammenti ognuno dei quali ordinato secondo una libera disposizione affidata all'interprete. La scelta della Dieci Corde è sicuramente conseguenza di una irriducibile curiosità dell'autore per ogni sorta di strumenti con tibri nuovi o particolari sonorità. Così ne scriveva Gilardino in una recensione da un disco di N. Yepes: "[...]brano di eccezionale valore e di grande fascino sonoro.[...] Padre dell'avanguardia darmstadtiana in Italia, Maderna è stato veramente un faro per la nuova musica post-weberiana e le sue composizioni, oltre alla novità del linguaggio, si distinguono per l'eccezionale ricchezza concettuale e per l'uso magistrale della sonorità. Questo pezzo [Y despues] ispirato alla poetica di F. G. Lorca è un bellissimo e trasparente disegno animato da un'invenzione coloristica senza pari".
Nella stessa recensione Gilardino elogia un'altra composizione scritta per chitarra a dieci corde e mai data alle stampe.
Analogias di Leonardo Balada (1933) è un brano da collocare nella più glaciale e speculativa alchimia del suono chitarristico. "I quattro brani (Propulciones, Oscilaciones, Contornos, Abimos) di Leonardo Balada, composti per dieci corde, hanno un'identità ed una caratterizzazione fonica eccezionali. Il primo è di una vitalità motoria incredibile ed il secondo tratta con astuzia le intonazioni modificate dallo spiazzamento verticale della corde, e pur non arrivando all'organicità ed alla potenza concettuale di Maderna, si pongono come qualcosa di valido e forte e contribuiscono ad attestare la dignità e l'autonomia della chitarra a dieci corde".

Consapevole dei limiti della mia ricerca (e cito ancora le composizioni di Encinar, Bacarisse, Halffter per decacordo) mi sembra giusto concludere proprio con quell'ultima affermazione di Gilardino e augurarmi che la chitarra a dieci corde non esaurisca qui il suo repertorio e la sua notorietà.

Appendice
Uso e tecnica del Decacordo nel repertorio per chitarra

Quando ci si ritrova a parlare di chitarra a dieci corde se ne esaltano i vantaggi che da essa si traggono nella trascrizione da strumenti antichi come il liuto o la tiorba: "l'uso del decacordo apporta notevoli benefici nell'ambito della trascrizione [...] di musiche concepite per strumenti antichi quali liuto, tiorba, chitarrone ecc... che si presentano armati di bordoni e nei cui suoni gravi risiedeva, per lo meno in parte, il fascino della musica a loro dedicata. Logicamente parlare di "filologia" sarebbe comunque un fatto velleitario ma parlare di maggior fedeltà ed adesione al testo (in valore assoluto) risulta, per contro, perfettamente legittimo".
A questo repertorio è ora doveroso aggiungere tutto quel materiale scritto per chitarre con bassi aggiunti dell'Ottocento e del Novecento.
C'è però un altro aspetto che va considerato e che ha fin'ora dato luogo ad accesi dibattiti fra i chitarristi contemporanei e ancora mai, purtroppo, comparsi in riviste specialistiche: l'uso del decacordo nel repertorio moderno e contemporaneo scritto per la chitarra ordinaria.
Di questi tre aspetti intendo occuparmi nelle prossime righe.

Suonare musica trascritta da liuto o strumenti affini, anche per chi suona la chitarra a dieci corde, non vuole dire semplicemente "mettere i bassi che servono e suonare tutte le note"! Al contrario si tratta di vagliare attentamente prima tutte le possibilità offerte dallo strumento e scegliere poi quella più consona al proprio gusto, più funzionale e quindi più adatta alle esigenze espressive del brano stesso.
E' un lavoro non dissimile da quello che si presenta a ogni chitarrista che suoni uno strumento a sei corde qual'ora affronti questo tipo di musica (e ogni altro), ma certo per un decacordista tutto si fa più complesso perchè maggiori sono le possibilità d'esecuzione e di resa.

La prima scelta da compiere è l'accordatura delle quattro corde aggiuntive. Ne esistono sostanzialmente di due tipi: quella cosiddetta "barocca" e quella "moderna".
L'accordatura barocca, diatonica, fa uso di quattro bassi di diametro crescente secondo la frequenza di vibrazione: A partire dalla sesta corda accordata in MI avremo progressivamente: (7) RE (8) DO (9) SI (10) LA.
L'accordatura moderna, introdotta da Narciso Yepez, fa uso invece solo di due bassi effettivi in posizione di (7) e (8) corda, mentre sostituisce con una quinta e una sesta corda gli ultimi due bassi. Tale tipo di accordatura è maggiormente passibile di variazioni. Se i due bassi effettivi possono variare l'accordatura da un RE sino a un LA basso, la quinta e la sesta corda possono venire accordate secondo le esigenze in SOL, FA, FA#, se necessario LA e MI e via dicendo.
Tradizionalmente si pensa che il tipo di accordatura barocca funzioni bene sia per la musica antica che per l'Ottocento. Ma ciò non è un valore assoluto, e per chi ha provato entrambe le accordature ha capito gli enormi vantaggi che può portare quella moderna.
Sicuramente l'accordatura moderna diventa indispensabile qual'ora si affronti la musica di Ohana, Balada, Encinar etc...
© Paolo Garganese, 2005-2006 | All rights reserved. | info | credits