Uso e tecnica del Decacordo nel repertorio per chitarra
Quando ci si ritrova a parlare di chitarra a dieci corde se ne esaltano i vantaggi che da essa si traggono nella trascrizione da strumenti antichi come il liuto o la tiorba: “l’uso del decacordo apporta notevoli benefici nell’ambito della trascrizione [...] di musiche concepite per strumenti antichi quali liuto, tiorba, chitarrone ecc… che si presentano armati di bordoni e nei cui suoni gravi risiedeva, per lo meno in parte, il fascino della musica a loro dedicata. Logicamente parlare di “filologia” sarebbe comunque un fatto velleitario ma parlare di maggior fedeltà ed adesione al testo (in valore assoluto) risulta, per contro, perfettamente legittimo”.
A questo repertorio è ora doveroso aggiungere tutto quel materiale scritto per chitarre con bassi aggiunti dell’Ottocento e del Novecento.
C’è però un altro aspetto che va considerato e che ha fin’ora dato luogo ad accesi dibattiti fra i chitarristi contemporanei e ancora mai, purtroppo, comparsi in riviste specialistiche: l’uso del decacordo nel repertorio moderno e contemporaneo scritto per la chitarra ordinaria.
Di questi tre aspetti intendo occuparmi nelle prossime righe.
Suonare musica trascritta da liuto o strumenti affini, anche per chi suona la chitarra a dieci corde, non vuole dire semplicemente “mettere i bassi che servono e suonare tutte le note”! Al contrario si tratta di vagliare attentamente prima tutte le possibilità offerte dallo strumento e scegliere poi quella più consona al proprio gusto, più funzionale e quindi più adatta alle esigenze espressive del brano stesso.
E’ un lavoro non dissimile da quello che si presenta a ogni chitarrista che suoni uno strumento a sei corde qual’ora affronti questo tipo di musica (e ogni altro), ma certo per un decacordista tutto si fa più complesso perchè maggiori sono le possibilità d’esecuzione e di resa.
La prima scelta da compiere è l’accordatura delle quattro corde aggiuntive. Ne esistono sostanzialmente di due tipi: quella cosiddetta “barocca” e quella “moderna”.
L’accordatura barocca, diatonica, fa uso di quattro bassi di diametro crescente secondo la frequenza di vibrazione: A partire dalla sesta corda accordata in MI avremo progressivamente: (7) RE (8) DO (9) SI (10) LA.
L’accordatura moderna, introdotta da Narciso Yepez, fa uso invece solo di due bassi effettivi in posizione di (7) e (8) corda, mentre sostituisce con una quinta e una sesta corda gli ultimi due bassi. Tale tipo di accordatura è maggiormente passibile di variazioni. Se i due bassi effettivi possono variare l’accordatura da un RE sino a un LA basso, la quinta e la sesta corda possono venire accordate secondo le esigenze in SOL, FA, FA#, se necessario LA e MI e via dicendo.
Tradizionalmente si pensa che il tipo di accordatura barocca funzioni bene sia per la musica antica che per l’Ottocento. Ma ciò non è un valore assoluto, e per chi ha provato entrambe le accordature ha capito gli enormi vantaggi che può portare quella moderna.
Sicuramente l’accordatura moderna diventa indispensabile qual’ora si affronti la musica di Ohana, Balada, Encinar etc…
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