Antonio Ruiz Pipò

Antonio Ruiz Pipò

Antonio Ruiz-Pipò (1934), residente parigino, ma visceralmente spagnolo, non ha mai scritto specificamente per la chitarra a dieci corde. Come dichiara egli stesso in una intervista6, fu proprio N. Yepez a spingerlo a scrivere per la chitarra, ed il chitarrista, eseguendo le sue composizione non risparmiava l’uso dei bassi, per sottolinearne i “coloriti riverberi”.

Maurice Ohana

Maurice Ohana

I brani di Maurice Ohana (1914) sono forse i più “antichi” del repertorio per Dieci Corde. Cittadino francese è però ben inseribile tra gli autori spagnoli per il suo ideale legame con la figura di Manuel de Falla, in campo musicale altissimo e rigoroso modello. Scrive Gilardino: “Ohana ricerca nella sua musica un equilibriotra libertà espressiva e riconoscibile solidità formale: non si dà, in questo ricercato equilibrio, il rischio di sterili artifici, anzi, le composizioni di Ohana traboccano di una determinazione rovente che, fin dal primo ascolto, ne impone la tesa tesa drammaticità come per forza di un potere ipnotico”. Ohana ha scritto per il Decacordo una suite in sette pezzi intitolata Si le jour parait… del 1963; il Tiento (1957) che, già dal titolo collegato all’antica forma polifonica spagnola, nasconde il fine legame con il tema della Follia attraverso astruse ma affascinanti distorsioni, per poi trasportarsi in un ritmo di danza gitana, ed il più recente Cadran lunaire.

Bruno Maderna

Bruno Maderna

Di notevole importanza è ancora l’unica composizione dedicata alla chitarra a dieci corde da Bruno Maderna (1920-1973). Composta nel 1972 prende spunto da una lirica di Garcia Lorca: Y después.
Si tratta di frammenti ognuno dei quali ordinato secondo una libera disposizione affidata all’interprete. La scelta della Dieci Corde è sicuramente conseguenza di una irriducibile curiosità dell’autore per ogni sorta di strumenti con tibri nuovi o particolari sonorità. Così ne scriveva Gilardino in una recensione da un disco di N. Yepes: “[...]brano di eccezionale valore e di grande fascino sonoro.[...] Padre dell’avanguardia darmstadtiana in Italia, Maderna è stato veramente un faro per la nuova musica post-weberiana e le sue composizioni, oltre alla novità del linguaggio, si distinguono per l’eccezionale ricchezza concettuale e per l’uso magistrale della sonorità. Questo pezzo [Y despues] ispirato alla poetica di F. G. Lorca è un bellissimo e trasparente disegno animato da un’invenzione coloristica senza pari”.
Nella stessa recensione Gilardino elogia un’altra composizione scritta per chitarra a dieci corde e mai data alle stampe.

Leonardo Balada

Leonardo Balada

Analogias di Leonardo Balada (1933) è un brano da collocare nella più glaciale e speculativa alchimia del suono chitarristico. “I quattro brani (Propulciones, Oscilaciones, Contornos, Abimos) di Leonardo Balada, composti per dieci corde, hanno un’identità ed una caratterizzazione fonica eccezionali. Il primo è di una vitalità motoria incredibile ed il secondo tratta con astuzia le intonazioni modificate dallo spiazzamento verticale della corde, e pur non arrivando all’organicità ed alla potenza concettuale di Maderna, si pongono come qualcosa di valido e forte e contribuiscono ad attestare la dignità e l’autonomia della chitarra a dieci corde”.

Consapevole dei limiti della mia ricerca (e cito ancora le composizioni di Encinar, Bacarisse, Halffter per decacordo) mi sembra giusto concludere proprio con quell’ultima affermazione di Gilardino e augurarmi che la chitarra a dieci corde non esaurisca qui il suo repertorio e la sua notorietà.